GNANCA NA BUSIA. IL ROMANZO DI UNA VITA SCRITTA SU UN LENZUOLO di Clelia Marchi (Il Saggiatore, 2012) [Libro]
 

Clelia Marchi (1912-2006) ha vissuto e lavorato come contadina salariata nelle campagne della Bassa Mantovana. Raggiunta, dopo una vita di pene e fatica, la prospettiva di una vecchiaia serena, rimane improvvisamente e tragicamente vedova. Nelle lunghe notti insonni lei, che ha frequentato la scuola solo due anni, reagisce all’angoscia e allo sperdimento scrivendo. E una notte che la carta in casa è finita, apre l’armadio, ne trae un lenzuolo del corredo che “col marito non avrebbe più potuto consumare” e ne fa la sua impresa. Monumento e memoria di lui, di se stessa, della sua gente, vergato di righe sottili, numerate perché non si perda il filo del racconto, decorato di fregi e poesie come festoni, perché sia bello come una coperta o un arazzo delle donne antiche.

Motivo di interesse è dunque insieme quel che Clelia dice e lo strumento che sceglie per dirlo:è la testimonianza di condizioni di vita così misere, in un tempo ed uno spazio così vicini, da parere a noi oggi quasi incredibili; è il racconto delle quotidiane drammatiche vicende personali e familiari; è soprattutto, unico e speciale, l’atto stesso di scrivere sul lenzuolo. Perché questa scelta e questo gesto la collocano sul piano potente del simbolico: erede della moltitudine di donne che l’hanno preceduta, al centro del suo mondo e della sua vita, ne regge i fili e li intreccia.Clelia non è stata una donna emancipata, non potremmo condividere alcune delle sue convinzioni e opinioni, eppure la sua esperienza ci interroga sul significato di libertà femminile e sulla sua possibilità, pur in un contesto di incontrastato dominio patriarcale e feroce dominio padronale.

Il lenzuolo-libro è esposto oggi presso l’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano e ne chiude e suggella il percorso museale.

Consigliato da Enrica della Casa delle donne di Parma