La Fondazione Platea riunisce tutti i più importanti teatri pubblici italiani e da oggi, tra quei teatri, non ci sarà più il Teatro Due e, per noi, questa non è affatto una bella notizia.
Non lo è perché non fa che confermare quanto da mesi cerchiamo di dire e cioè che Parma è una città che non sa cambiare. Che non sa imparare dai propri errori. Che non sa mettere in discussione il potere che la incrosta e che, a quanto pare, nessun anticalcare sa mandare via.
La Fondazione Platea ha sospeso Teatro Due non solo per le violenze e gli abusi accaduti anni fa (e per i quali è già stato condannato da due sentenze del Tribunale del Lavoro) ma anche perché, dopo le condanne, non ha messo in atto nessun reale cambiamento. Nonostante a chiederlo fossimo in tanti, dentro al teatro poco o nulla è cambiato:
- Non ci sono state le dimissioni della direttrice Paola Donati, che da più di trent’anni dirige quel teatro, ma solo una paradossale autosospensione.
- Non c’è stato un segnale forte di discontinuità, al contrario, alla dirigenza è stato nominato ad interim uno stretto collaboratore e assistente del regista condannato per violenze e molestie sessuali
- Non c’è stata una parola di vicinanza e di risposta per gli attori e le attrici del corso di Alta Formazione Casa degli artisti, che dal 9 dicembre sono in sciopero e chiedono una sola cosa: che il teatro si assuma la responsabilità di quanto avvenuto al suo interno.
- Non c’è stato il rinnovo del contratto del tutor del corso di alta formazione Casa degli artisti, che il 9 dicembre ha osato scendere in sciopero insieme ai corsisti.
Al contrario, in questi mesi abbiamo assistito all’arroccamento del potere, alla mistificazione dei fatti e ad un goffo tentativo da parte di Teatro Due, lo scorso dicembre, di aprire un dialogo, non certo sentito, con la città.
Un dialogo che è stato più un monologo, e che si è rivelato del tutto sterile, visto che le parole di vicinanza alle vittime sono poi state prontamente smentite dalla lettera del 21 gennaio 2026.
Quella in cui 21 artisti (numero, tra l’altro miserrimo, se si considera la quantità di contatti e relazioni che la direzione di Teatro Due ha costruito in 30 anni) hanno espresso la solidarietà non a chi ha subito le violenze e gli abusi, ma alla direttrice e al suo successore. Un esempio lampante di autoprotezione corporativa che, purtroppo, si estende anche a tanta parte della nostra città.
Noi pensiamo che la sospensione di Teatro Due dalla Fondazione Platea poteva essere evitata. Se solo si fosse fatto, tuttə insieme, un percorso diverso, volto a pretendere che il teatro ammettesse pubblicamente le proprie responsabilità. Se solo, anziché elogiare e ringraziare la direttrice per essersi autosospesa, si fossero unite le voci per chiedere un reale processo di cambiamento e discontinuità, e non una farsa. Se solo, anziché cercare di spegnere ogni rumore e mettere tutto a tacere il prima possibile, molte più voci si fossero fatte sentire.
Noi queste cose le chiediamo da novembre, non senza preoccupazione per i lavoratori e le lavoratrici del teatro o senza sentire il peso di una posizione scomoda, ma perché quel teatro ci interessa e vogliamo tornare a viverlo e frequentarlo.
Perché tacendo non si salva il teatro e la cultura che da esso può nascere, ma solo il potere che lì dentro continua a stagnare.
Resta infomatə sulla vicenda della sentenza del Tribunale di Parma sulle violenze e molestie sessuali ad opera di un regista di Teatro Due su due attrici:
La fotografia dell’articolo è presa da Gazzetta di Parma del 14.02.2026
