QUESTO IMMENSO NON SAPERE di Chandra Candiani (Einaudi, 2021) [Poesia]

Una poeta decide di non scrivere per una volta poesie bensì prose poetiche perché “una buona pratica preliminare di qualunque altra è la pratica della meraviglia. Esercitarsi a non sapere e a meravigliarsi.”

La immagino “nel mezzo del cammino di sua vita” che prende grandi decisioni: la prima è quella di disfarsi del nome Livia, il nome dell’infanzia, della tradizione, delle sofferenze. La seconda è quella di lasciare la città, le abitudini, la vita consueta e nel mondo. La terza è quella di vivere a contatto con la natura, in dialogo con alberi e animali. Aspirare alla semplicità. Perché la grande lezione è che ci sono “le ferite che non guariscono. Sono le ferite che non guariranno mai…” e anche che “solo chi è ferito conosce cosa fare, come interrogare una ferita.”

E camminando, seguendo il flusso della sua coscienza, la poeta arriva a una strabiliante conclusione: “ho una sensazione strana e per me davvero inedita: mi sento adatta a questa epoca. Proprio questa, con la pandemia, il crollo economico, la politica miserabile, la confusione, l’assenza di sogni sul futuro, le tessere del domino che cadendo trascinano tutte le altre: proprio a questa mi sento adatta… So come stare al mondo, questo mondo a pezzi. Lo so senza saperlo. So come far sentire a casa qualcuno. Come ascoltare senza consolare. Come inchinare il cuore insieme al corpo. Come celebrare i bambini e la loro preveggenza. Lo so perché non so niente. Come allargare le braccia e accogliere. Come vivere in punta di piedi. Come vacillare. Lo so perché ho iniziato la vita col non essere accolta. So grazie al dolore. E quello che so è: non così. E obbedisco.”

Consigliato da Lina della Casa delle Donne di Parma