COSA VUOL DIRE INSIEME – podcast di Francesca Milano (2025) (Chora Media, YouTube) [PODCAST]

“La guerra le aveva rese nemiche, una cooperativa le ha fatte diventare socie”
Bratunac è un piccolo comune bosniaco attraversato dal fiume Drina che lo divide da Srebenica, teatro, nel 1995, di un terribile genocidio. Prima della guerra il paese poteva contare su una forte produzione di frutti di bosco: lamponi, mirtilli, more e fragole.
L’autrice del podcast si reca a Bratunac a conoscere Rada Zarkovic e Skendar Hot, che hanno fondato la Cooperativa “Insieme” che produce marmellate e succhi di frutti di bosco. Il loro scopo era quello di permettere il ritorno a casa dei profughi e delle profughe di guerra e creare una convivenza pacifica.
“Noi stiamo lavorando per elaborare il lutto, per creare le condizioni affinché due vicini si possano parlare, piangere insieme…” afferma Rada, che ha vissuto la guerra schierandosi con il movimento antimilitarista delle Donne in Nero di Belgrado.
Il fotografo italiano Mario Boccia si è fatto promotore della cooperativa nel mondo raccontandone la storia attraverso le sue immagini. Lui stesso afferma: “non pensavo potesse esistere una realtà del genere. Quando fecero la registrazione della cooperativa erano dieci ragazze locali, molte vedove e musulmane. Oggi sono quasi 500 le famiglie coinvolte nella produzione di frutti surgelati, e se si pensa a cosa ha vissuto questa gente con la guerra e tutto ciò che essa ha generato, è un risultato straordinario”.
Con il suo podcast Francesca Milano (Chora Media) ci racconta questa storia di rinascita e di come questi “frutti di pace” siano arrivati sugli scaffali delle Coop. E questo ci fa sperare in una pace possibile.
Consigliato da Giovanna della Casa delle Donne di Parma

LE DONNE AL BALCONE di Noémie Merlant – 2024 [FILM]

“Le donne al balcone” ovvero il sogno di essere libere.
In una Marsiglia assolata seguiamo le vicende di tre amiche alle prese con la necessità di disfarsi di un cadavere.
Raramente accade di vedere un film femminista, e quando ciò accade direi che è il caso di prendere al volo questa occasione.
Il film racconta con grande lucidità e sincerità lo stato del rapporto uomo-donna, senza indorare la pillola amarissima che le donne ingoiano quotidianamente.
Non c’è spazio per alcuna ipocrisia in questo film. Il corpo femminile, la sua nudità viene mostrata finalmente senza il peso dello sguardo maschile e del suo abuso di potere.
Questo film è un manifesto politico. Mentre ci racconta una storia, in cui non sarà raro ritrovare la nostra storia, ci invita a non camuffarci, ci ricorda che la sorellanza è strumento potentissimo.
Ci chiede di non fare sconti agli uomini perché nominino ciò che sono e ciò che fanno, assumendosene la responsabilità.
Solo una regista poteva evocare nella danza di una donna sulla riva del mare la danza della Dea. Questo per ricordarci che c’è stato un tempo in cui danzavamo libere e la nostra danza era considerata sacra. Quella danza ci invita a sognare di essere libere, ad esserlo di nuovo, sempre e per sempre.
Consigliato da Angela della Casa delle Donne di Parma

LA SIGNORA MERAVIGLIA di Saba Anglana – Sellerio, 2024 [LIBRO]

“La signora Meraviglia“: così le protagoniste del romanzo chiamano la cittadinanza italiana che Dighei, somala di nascita ma etiope di origine, vuole ottenere dopo quarant’anni di vita in Italia. Siamo nel 2015 e le nuove leggi impongono regole e lungaggini burocratiche tra le quali non è facile districarsi. La nipote Saba, l’autrice, la aiuta in questo faticoso iter che sembra non aver mai fine. Ma “la signora Meraviglia” era anche Wezero Dinkinesh, una maga di origine etiope che, a Mogadiscio, praticava l’infibulazione e curava le possessioni demoniache. Sì, perché Saba ci regala un memoir, alla ricerca delle sue origini, in cui la storia attuale si alterna a quella della sua nonna Abebech ai tempi dell’Africa Orientale Italiana. In Etiopia Abebech viene violentata da un ascaro che la abbandona in Somalia con due figli. Incontra poi un uomo che pratica la malacomanzia: le sue conchiglie dicono che lei non tornerà mai più in Etiopia ma, a Mogadiscio, incontrerà un brav’uomo che le darà otto figli. E così sarà. Ma ci sono momenti in cui Abebech scivola in un abisso fatto di ombre scure che sente pesare addosso come un macigno e pensa di essere posseduta da uno spirito malvagio, il Wukabi, da cui solo Wezero Dinkinesh può salvarla. Oggi il Wukabi lo chiameremmo attacco di panico ma nella tradizione culturale dell’epoca i momenti di crisi sono associati alla presenza di spiriti maligni contro cui lottare per tutta la vita. Il trauma di Abebech vivrà nei suoi discendenti, “come una memoria trasmessa nelle cellule”. Sì, perché anche Saba, sua madre, le zie vivono con quella rabbia, quella diffidenza di chi non sa più quale sia la sua vera identità e che non si sente accolto completamente.
Saba Anglana è una cantante e attrice. Nata a Mogadiscio nel 1970 da madre somala e padre italiano.
Consigliato da Giovanna della Casa delle Donne di Parma

Siamo a CASA! l’intervento di Elisabetta Salvini all’inaugurazione della sede della Casa delle Donne

“La Casa delle donne non è la sede della nostra associazione, non è il nostro ufficio, ma deve essere uno spazio aperto, condiviso, uno spazio di libertà, di ascolto non giudicante, di costruzione di relazioni. Uno spazio diverso da tutti gli altri, perché questo è uno spazio femminista e transfemminista, aperto a tutte le persone che lo vorranno abitare e che insieme a noi si impegneranno nella nostra quotidiana lotta al patriarcato”. l’intervento di Elisabetta Salvini.
https://voladora.noblogs.org/…/una-selvaggia-pazienza…/

E HO SMESSO DI CHIAMARTI PAPA’ di Caroline Darian, UTET 2025, [LIBRO]

Unica figlia femmina di Gisèle e Dominique Pélicot, Caroline Darian scrive il memoir nel periodo che va dal 2 novembre 2020, il momento in cui, dopo una telefonata della madre, la sua vita cambia per sempre, al 28 novembre 2021, quando decide di non avere più ‘intenzione di sopportare l’insopportabile”. Il tempo che le ci è voluto per elaborare il trauma, riprendersi dallo smarrimento e considerare definitivo il tradimento di colui che, fino a quel momento, considerava una persona cara. Il prologo, che è invece dell’agosto 2024, è stato scritto nel periodo che precede il processo. Durato quattro mesi, al ritmo di un’udienza al giorno, e dopo quattro anni di indagini preliminari iniziate nel momento in cui Dominique viene fermato perché sorpreso a filmare sotto le gonne di alcune donne ad un supermercato, il processo è servito a metterlo sotto accusa insieme ad altri cinquanta uomini, con l’imputazione, tra gli altri reati, di stupro aggravato commesso ai danni della moglie Gisèle. Uomini adescati sul sito di incontri “Coco”, ai quali Dominique nel corso di 10 anni ha permesso di abusare della moglie, dopo averne indotto con sostanze psicotrope la totale incoscienza. Gratuitamente e “solo” in cambio della libertà di riprendere lo stupro. Le donne della famiglia Pélicot (moglie, figlia, nuore) si sono costituite, alla fine delle indagini, parte civile. Le immagini ritrovate nel computer di Dominique, in una cartella classificata sotto la voce “abuso” (20.000 tra foto e video), riguardavano in maniera diversa tutte loro. Per Gisèle che ha voluto un processo a porte aperte decidendo che “la vergogna deve cambiare lato” e per Caroline, che ha fondato insieme ad altre l’associazione #MendorsPas (#NonMiAddormentare) dopo essersi resa conto di quanto fosse sottovalutato il problema della sottomissione chimica, la terribile vicenda ha prodotto anche la necessità di trasformare una battaglia individuale in una denuncia pubblica, esigendo giustizia.
Consigliato da Letizia della Casa delle donne di Parma

PRIVACY di Veronica Echegui e Laura Sarmiento Pallarés, 2022 -Netflix [SERIE]

Il titolo usato in italiano “Privacy” non traduce esattamente quello che il titolo spagnolo “Intimidad” o quello inglese “Intimacy” esprimono più profondamente riguardo alla violazione della propria sfera intima: il revenge porn è infatti il fulcro di tutta la narrazione.
La serie “è uno strumento per aumentare la consapevolezza, per risvegliare le coscienze, e se qualcuno si vede riflesso in essa potrebbe decidere di cambiare il modo in cui pensa o addirittura vive problematiche di questo tipo”, afferma l’attrice protagonista Itziar Ituño durante un’intervista.
Siamo a Bilbao e Màlen Zubiri, donna forte e indipendente, sposata e madre di una ragazzina, è decisa a lottare per la candidatura a sindaca in un ambiente politico molto maschilista. Qualcuno di potente, però, vuole ostacolarla e diffonde un video in cui fa sesso con un amante occasionale. Lo scandalo è inevitabile e finisce per coinvolgere anche la figlia adolescente che sarà, a sua volta, vittima di revenge porn da parte del suo, ormai ex, fidanzato. Quasi contemporaneamente l’operaia Ane si suicida per lo stesso motivo e in seguito a molestie che, a causa di questo video, subisce in fabbrica. Ma sua sorella Begoña farà di tutto per renderle giustizia. Con l’aiuto di una ispettrice, che si occupa di reati di violazione della privacy, Màlen e Begoña arriveranno insieme a scoprire l’identità dei colpevoli, sostenute anche dalle varie associazioni di donne.
Veronica Echegui e Laura Sarmiento Pallarés sono le creatrici e le sceneggiatrici della serie.
Consigliato da Giovanna della Casa delle Donne di Parma

INAUGURAZIONE! Finalmente la Casa ha una casa!

Dopo sei anni di attese, cortei, iniziative, festival, assemblee siamo emozionate nell’invitarvi sabato 31 maggio dalle 18 all’inaugurazione della Casa delle Donne di Parma in via melloni 1. Una Casa che sarà un posto dove stringere alleanze e fortificare resistenze. Un posto dove si potrà ritrovare il senso della collettività e dove ogni persona potrà sentirsi bene. Vi aspettiamo!

IL CAPITALE AMOROSO di Jennifer Guerra – Bompiani 2021 [LIBRO]

Esiste una scelta radicale e politica per immaginare un altro possibile: mettere l’amore nelle sue declinazioni (eros, storge, ludus, mania, pragma, e agape) al centro della propria vita.
La scelta è radicale perché la nostra società, governata dal valore della produttività, ci comunica che seguire il cuore risulti essere disfunzionale e a tratti folle.
Così noi finiamo per compiere scelte amorose sempre più pragmatiche e compatibili con i valori del sistema come quella di negarci, rimanere solɜ, o preferire un matrimonio infelice ad una storia travolgente.
Guerra, supportata dalle bibliografie di filosofɜ, studiosɜ e attivistɜ come bell hooks, Alan Lee, Karl Marx, M.L. King, e Eva Illouz, ci dimostra che opponendoci al cinismo sociale e all’esasperazione delle scelte pragmatiche in amore siamo in grado di scardinare le strutture del potere ma anche alcune dinamiche sociali ormai introiettate come ordine naturale delle cose. Operando una vera e propria rivoluzione politica.
Questo è possibile solo attraverso il lavoro sui propri sentimenti, l’autoconsapevolezza e la responsabilità verso il prossimo. Ovvero con una pratica etica dell’amore.
E così diventa evidente la potenza dell’amore nella sua duplice dimensione: è sia sentimento esclusivo di due amanti che spazio di trasformazione collettiva. Personale e politico.
Consigliato da Martina della Casa delle Donne

BODY OF EVIDENCE, Shirin Neshat, [MOSTRA] Milano al PAC fino al 08/06/2025

BODY OF EVIDENCE (Corpo del reato) è il titolo della mostra multimediale dedicata all’artista iraniana Shirin Neshat, visitabile al PAC di Milano fino al 08/06/2025. Una retrospettiva che illustra oltre trent’anni di carriera attraverso quasi duecento opere fotografiche e una decina di video installazioni provenienti dai più importanti musei del mondo. In quasi tutti i lavori, se si escludono alcune macchie di rosso, domina il bianco e nero, a volte arricchito dalla scrittura calligrafica persiana disegnata sui corpi dei soggetti rappresentati. Come in “Le donne di Allah” (Women of Allah, 1997), la serie di ritratti che l’ha fatta conoscere e con cui Neshat “cattura l’ambiguità e la complessità dell’identità femminile nel contesto islamico”. Donne velate ma non assoggettate; donne la cui voglia di libertà si esprime nei corpi istoriati di versi poetici o nell’arma tenuta tra le mani.
Shirin Neshat vive tra due mondi, l’Iran e New York, e tra due culture. Una doppia irrisolta appartenenza di cui sono intrisi i suoi lavori, sia che esplorino il nesso tra sesso e potere (The Fury, 2023), tra passato e presente (The Book of Kings, 2012), lo spaesamento dell’esilio (Soliloquy 1999), il rapporto tra tradizione e modernità o quello tra sogno e realtà. Temi questi ultimi declinati in “Land of Dreams” (La terra dei sogni, 2019), ritratto dell’America contemporanea, composto da un lungometraggio, purtroppo non visibile in mostra, da bellissimi ritratti e da due video in cui una giovane donna iraniana, impegnata nel censimento di una piccola cittadina del New Mexico, entra nelle case di nativi americani, afroamericani, immigrati ispanici e anglosassoni, per fotografarli e, con le loro testimonianze, rispondere alla domanda “E’ davvero questa la terra dei sogni?”.
Una bella mostra, di un’artista non neutrale, la più grande organizzata finora su di lei. Da non perdere.
Consigliata da Letizia della Casa delle donne di Parma