OLTRE – UN’INCHIESTA SULL’UNIVERSO INCEL ITALIANO – podcast di Beatrice Petrella (RayPlaySound) [ PODCAST]

Incel: abbreviazione dell’espressione inglese “involuntary celibates” (celibi involontari). Questo termine è stato coniato nel 1997 da una donna canadese che voleva creare uno spazio di supporto originariamente destinato sia a uomini che a donne che avevano difficoltà a trovare l’amore.
Ma negli ultimi anni l’universo incel, frequentato solo da uomini, ha adottato un comportamento maschilista, misogino e violento. Tra i loro idoli: Elliot Rodger che, nel 2014, uccise sei persone in California. Figlio di una famiglia benestante, aveva iniziato a odiare le ragazze: “Ho una macchina bellissima ma nessuna mi guarda”, scriveva sui vari forum. Da qui l’idea di pianificare una strage e poi il suicidio; e ancora George Sodini che uccise 4 donne a Bridgeville. Anche lui, come Rodger, aveva preannunciato su internet il suo intento esprimendo il suo odio verso le donne. Beatrice Petrella, l’autrice del podcast, decide di infiltrarsi tra di loro aprendo un profilo maschile per cercare di capire il motivo di tanta avversione. Interagisce con gli incel per otto mesi scontrandosi con linguaggi da suprematisti bianchi ed estremisti di destra: volontà di allungarsi gli arti o di volersi spaccare la mascella perché sia più virile, uso di espressioni offensive e violente nei confronti delle donne, colpevoli di impedire loro di essere felici.
Beatrice Petrella (classe 1996) è una giovane giornalista e podcaster che si sta distinguendo nel giornalismo investigativo.
Consigliato da Giovanna della Casa delle Donne di Parma

IL MIO GIARDINO PERSIANO di Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha [FILM]

Questa è la storia di due solitudini che si incontrano nel tempo dilatato di una notte a Teheran. Una donna che ha imparato a dire qualche ostinato “no” e desideranti, splendidi “sì”. Se c’è una cosa che la polizia morale iraniana teme è proprio questo tipo di libertà.
Esiste un’età per l’amore? E poi, che cos’è l’amore? Come nasce? E quanto può durare? Deve necessariamente essere determinato dal contesto sociopolitico, che può anche scegliere di farlo finire?
Questo film candidato al Goldener Bär del Festival Internazionale di Berlino del 2024 somiglia al suo protagonista: un giardino inizialmente buio poi gradualmente illuminato dalla sua bellezza. Una luce che resiste alla paura. Una dolce rivoluzione.
Consigliato da Martina della Casa delle donne di Parma

FREMONT – regia di Babak Jalali (2023) (RayPlay)[FILM]

Donya è una rifugiata afghana che vive a Fremont, California. A Kabul lavorava come traduttrice per l’esercito degli Stati Uniti ed è l’unica che è riuscita a fuggire. Ora lavora a San Francisco in una piccola azienda cinese dove confeziona biscotti della fortuna. Ma Donya non riesce a dormire e soffre di solitudine. Parla soltanto con i suoi vicini afghani e con la sua collega Joanna. Il suo vicino Salim, anche lui rifugiato, sapendo che lei è in lista d’attesa per una seduta dallo psicoterapeuta, le offre il suo biglietto per andare al suo posto.
Gli iniziali rimproveri del medico per questa prassi non ufficiale si scontrano con la testardaggine di Donya che vuole soltanto qualcosa che le permetta di dormire. Incominciano così le numerose sedute col dottor Anthony che faranno emergere il forte senso di colpa da sopravvissuta dovuto all’aver abbandonato una nazione invasa per trovare rifugio in quella dell’invasore. Inoltre, essere l’unica traduttrice donna non era stato neanche un vanto per i suoi genitori. Anzi, considerata lei una traditrice, la famiglia era stata oggetto di minacce. Ritiene ingiusto essere felice, innamorarsi mentre in Afghanistan la gente soffre. Anche quando, al lavoro, viene incaricata di scrivere le frasi contenute nei biscotti della fortuna, non riesce a trovare le parole “fortunate” proprio a causa di questo senso di malinconia e afflizione. Ma le conversazioni con Salim e con Aziz, il vecchio e saggio proprietario di un ristorante medio orientale, la incoraggiano a uscire da quella specie di vuoto che è diventata la sua vita.
La sceneggiatura del film è stata scritta dal regista Babak Jalali (iraniano) e da Carolina Cavalli (italiana), anche lei regista e sceneggiatrice, contribuendo ognuno con il proprio bagaglio culturale.
Consigliato da Giovanna della Casa delle Donne di Parma

LE SIGNORE NON PARLANO DI SOLDI di Azzurra Rinaldi- Ed. Rizzoli (2023) – [Libro]

Azzurra Rinaldi è un’economista femminista e direttrice della School of Gender Economics dell’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, nonché attivista per i diritti delle donne. L’autrice attraverso una documentazione storica ampia e dettagliata ci racconta come i soldi siano una potente lente d’ingrandimento per capire le differenze di genere e disuguaglianze anche nel nostro mondo occidentale all’apparenza emancipato. L’occupazione femminile è sempre inferiore a quella maschile, tuttavia raramente si ricorda che a livello mondiale il 75 per cento delle attività di cura non retribuita è sulle spalle delle donne. Secondo una ricerca di Oxfam, nel 2019 il lavoro di cura non retribuito avrebbe prodotto ricchezza per l’equivalente di 11mila miliardi di dollari. Una cifra esorbitante che andrebbe considerata ogni volta che si parla di riforme economiche e di Pnrr. L’autrice affronta anche i temi della violenza economica, dell’emancipazione che indebolisce il sistema patriarcale e del suo impatto sulle donne. Invoca la sorellanza, una migliore rappresentanza e affronta parole “scomode”: piacere, potere e desiderio. Il suo linguaggio è fresco e pieno di riferimenti alla cultura pop ma anche accattivante e aiuta i più dubbiosi e poco motivati a comprendere il problema e le sue conseguenze sulla società nella sua interezza. Per ottenere i cambiamenti che meritiamo, abbiamo bisogno che tutti prendano coscienza del problema. È un invito per uomini e donne a mettersi in relazione e a trovare obiettivi condivisi, partendo dal presupposto che il sistema in cui tutti e tutte viviamo non è il migliore possibile.
Consigliato da Patrizia della Casa delle donne di Parma

Per “Life for Gaza”

Gratitudine e riconoscenza sono due parole radicalmente transfemministe, perché tengono insieme sentimento e pratica, in un agire che avvicina e unisce.
E noi oggi siamo così, grate e riconoscenti per aver potuto versare 425 euro da destinare all’associazione Life for Gaza e sostenere in questo modo chi continua a vivere ogni giorno le conseguenze dell’occupazione, dell’ingiustizia e del genocidio in Palestina.

I soldi sono stati raccolti venerdì 7 marzo, in occasione dell’intenso e toccante reading teatrale Col vento nei capelli, tratto dal libro di Salwa Salem e rappresentato al Circolo Arci Il Post. Durante la serata ci siamo riconosciute nella voce potente di Dalal Suleiman e abbiamo sentito nostra l’emozione di Ruba Salih, figlia di Salwa, capace di ricostruire una cornice narrativa che ci ha restituito la storia della sua mamma e ci portate dentro il dolore e la forza della diaspora palestinese, in un racconto di esilio, resistenza e autodeterminazione.

Grazie a tutte le persone che erano lì con noi.

Circolo Arci Post, Casa delle Donne, Donne in nero, Comunità Palestinese di Parma, Casa della Pace

SCRIVERE OLTRE LA RAZZA di bell hooks, Il Saggiatore 2024 [LIBRO]

“Scrivere oltre la razza” è l’ultimo saggio tradotto in italiano di bell hooks. In questo testo l’autrice analizza le insidie della supremazia bianca passando dal cinema alla letteratura, dalla storia politica alla sociologia.
Ne risulta una visione intersezionale dei sistemi di dominio che agiscono sempre in modo interconnesso schiacciando le differenze.
hooks ci invita però a prestare attenzione al subdolo “pensiero dualistico”: inchiodare le persone nei soli ruoli oppresso-oppressore è una semplificazione che dimentica le responsabilità individuali e chiude pertanto spazi di trasformazione.
Solo se tuttɜ rifiutassimo il dualismo vittima-oppressore, su cui gli stessi sistemi di dominio paradossalmente si reggono, potremmo davvero autodeterminarci, osservare il cambiamento e quindi riprendere a sperare.
Per hooks la speranza è fondamentale per minare il sistema suprematista, che si nutre proprio di nichilismo per vendere l’idea che la felicità coincida con consumo di beni materiali e dominio.
Se scartiamo l’idea di essere inevitabilmente vittime della società saremo in grado di resistere alla sua influenza, attraverso il ritiro nella riflessione e una vigilanza critica costante che allinei il nostro sistema di pensiero-parola-azione.
hooks ci ricorda che così sarà possibile scorgere una realtà altra, al cui centro ci siano persone e relazioni. ‘Sconfinando’ oltre le differenze scopriremo il motore trasformativo di ogni vera rivoluzione individuale e dunque collettiva: l’amore.
Consigliato da Martina della Casa delle donne di Parma

NOI SIAMO CORAGGIO. STORIE SENZA CENSURA di Désirée Klain – 2024 – Su RayPlaySound [PODCAST]

Dieci puntate e dieci personaggi intervistati da Désirée Klain, giornalista campana, tra attivisti, parenti di vittime innocenti, giornalisti ed esponenti della società civile.
Il podcast si apre con un’intervista esclusiva a Stella Morris, avvocata, moglie di Julian Assange, e con le sue parole sulla libertà di stampa; donna “senza macchia e senza paura” è Marilena Natale, cronista campana sotto scorta dal 2017, che si batte contro la camorra con le sue inchieste e dirette social; Mirella La Magna e l’associazione Gridas (gruppo risveglio dal sonno), vero e proprio “pronto soccorso culturale” a Scampia; Youma El Sayed, reporter di Al Jazeera, e il suo messaggio di pace; Anna Motta che chiede giustizia per il figlio Mario Paciolla, cooperante per l’ONU trovato senza vita nel 2020 in Colombia; Nino Daniele e il suo “Metodo Ercolano” contro la piaga del pizzo; Paolo Siani, fratello di Giancarlo Siani, che si batte per i diritti dei minori; e poi le “donne della luce”: la giornalista ucraina Zhanna Zhukova e le attiviste Ola Karinkova e Fatou Diako con le loro numerose iniziative in aiuto dei paesi in guerra; il giornalista Claudio Mazzone e il magistrato Luigi de Magistris ci parlano del nuovo e inquietante fenomeno della “social camorra”; e, infine, Najeeb Farzad, giornalista afghano attualmente rifugiato in Italia e Barbara Schiavulli di “Radio Bullets” e la loro battaglia per i diritti delle donne afghane.
Un podcast per una libertà di stampa e di pensiero senza bavagli.
Consigliato da Giovanna della Casa delle donne di Parma

NELLE STRADE DI TEHERAN di Nila, Feltrinelli Editore 2024 [LIBRO]

“Scrivere vuole dire testimoniare, riesumare, scavare pozzi profondi, gallerie collegate fra di loro.” Sono pozzi profondi e antichi, quelli a cui fa riferimento Nila. In uno di questi, nell’ottocento, fu gettata la poetessa e filosofa Tahereh per aver rifiutato un matrimonio forzato.
Tra i dedali e i tentacoli di piccole vie che sfociano nelle strade ampie di Teheran, a pochi metri di distanza da quei pozzi, il fiume in piena della rabbia delle donne, al grido di “jin jyan azadi”, nel settembre del 2022 richiama un’intera popolazione alla rivolta. Anche chi si era rassegnato alla paura riesce a uscire dalle piccole ribellioni personali e segrete per aderire completamente a una lotta che ha tempi e sguardo di donne, di comunità LGBTQ+, di famiglie e di tutta la società civile. Le rivolte di settembre nascono da un fatto grave: l’arresto e il massacro della giovane donna di origini curde Masha Jina Amini per avere ‘male indossato’ lo jihab. Nila ci parla di esecuzioni sommarie che avvengono all’alba, in segreto, dopo un’ultima notte passata in celle di isolamento al freddo di correnti che rompono le ossa. Racconta di notti di paura in cui pensi che non ti uccideranno, in cui ti dici che vogliono solo spaventarti. Sono notti che precedono una sicura esecuzione, sicura e spietata come il regime che l’ha ordinata . Nelle strade di Teheran, nonostante roghi e fuochi e caccia alle streghe, non si placano corse e cortei nelle strade. L’autrice sceglie per compagna la poesia, quasi come consolazione alla crudeltà di un Paese privato nei secoli della sua libertà e costretto in dogmi patriarcali e religiosi che spaventano e impediscono il cambiamento.
Nila è lo pseudonimo utilizzato da una giovane militante iraniana per proteggere la propria identità ed eludere la censura e la traduzione di Vincenzo Barca esprime con profonda riconoscenza un racconto di lotta femminile intima e profonda , personale e collettiva.
Consigliato da Roberta delle Donne in Nero di Parma

CON IL VENTO NEI CAPELLI, di Salwa Salem, Giunti 1993 (ultima ed.Giunti 2014) [LIBRO]

A più di trent’anni dalla sua pubblicazione, “Con il vento nei capelli’ continua ad essere una testimonianza potente e necessaria. In un periodo storico paradossale come quello attuale, in cui la narrazione degli eventi in Palestina sembra iniziare con il 7 ottobre, ignorando decenni di storia e sofferenza, la voce di Salem si fa sentire con ancora più forza.
Il libro, pubblicato postumo, è un’autobiografia che ripercorre la vita di Salwa, donna palestinese testimone della Nakba e costretta a un lungo esilio. La sua storia si intreccia indissolubilmente con quella della Palestina nel corso del Novecento, offrendo uno sguardo profondo e personale su una storia spesso soffocata da una narrazione parziale e distorta.
Il libro di Salem ci invita a uscire dalla visione occidentale degli arabi come un blocco monolitico, privo di individualità e storia. Ci racconta l’infanzia tra gli agrumeti e gli ulivi, la Nakba, la catastrofe del ’48, e poi Haifa, Nablus, Damasco, la tragedia del ’67, quando i palestinesi persero per sempre il diritto di tornare. E ancora, Vienna e infine Parma.
Intanto Salem legge e studia, cresce e si ribella allo stato delle cose. E’ una militante del partito Ba’ath e scopre i testi femministi. Rifiuta sempre di mettere il mandil, il fazzoletto, sfidando le convenzioni sociali e politiche, rivendicando la propria libertà e il diritto di essere sé stessa.
“Da noi esiste un’espressione particolare per indicare le ragazze troppo libere: ala hall shàrhia, che significa con i capelli sciolti. Ho sempre trovato molto singolare che un’immagine così bella, l’immagine di una ragazza con i capelli al vento, fosse un’espressione offensiva” scrive Salem.
“Con il vento nei capelli” è un libro toccante e commovente, che invita a riflettere sulla storia del nostro tempo. Salem ci aiuta a capire la complessità della “questione palestinese” e a sentire, attraverso una voce femminile e femminista, la sofferenza di un popolo che lotta per il riconoscimento dei propri diritti.
Consigliato da Gaetana della Casa delle donne di Parma

Venerdì 7 marzo 2025 Circolo Arci Post

Venerdì 7 marzo, alle ore 20:30, ospiteremo al Circolo Arci Post, insieme alla Casa delle Donne di Parma, alle Donne in Nero di Parma e alla Comunità Palestinese di Parma il reading teatrale “una palestinese racconta” che mette in scena la storia e la vita di Salwa Salem, autrice del testo autobiografico “Col vento nei capelli. Una palestinese racconta” uscito postumo nel 1993, e tradotto in inglese, tedesco e portoghese
L’attrice Dalal Suleiman è la voce calda e forte di Salwa, nella cornice narrativa di Ruba Salih, figlia di Salwa.
Salwa era una donna palestinese. Nata a Yafa nel 1940, cacciata durante la Nakba del 1948 dalla sua città natale, cresciuta a Nablus, esiliata di nuovo nel 1967. Sullo sfondo della tela collettiva del popolo palestinese, la vita di Salwa si snoderà attraverso il mondo arabo e l’Europa: Kuwait, Siria, Arabia Saudita e Austria, prima di approdare in Italia dove Salwa si spegnerà prematuramente, a Parma, il 5 Marzo 1992.
Salwa incarna una storia di esilio e resistenza, di perseguimento dell’autodeterminazione femminile e nazionale. Il suo racconto offre una finestra sul significato più intimo e politico della identità palestinese e della sua diaspora.
Il reading teatrale, corredato di video, brani musicali e poesia, si chiude con il potente video della performer e poetessa Rafeef Ziadah: “Three Generations”, un toccante inno alla capacità di rimanere presenti delle donne palestinesi che resistono, generazione dopo generazione, alla pulizia etnica e alla violenza dell’occupazione israeliana.

Durante la serata sarà possibile devolvere offerte all’associazione Life for Gaza.

L’ingresso è gratuito e riservato all3 soc3 Arci.

Iniziativa organizzata da Donne In Nero Parma , Arci Post, Casa delle donne Parma e Comunità palestinese.