L’AUTODIFESA DELLE DONNE. Pratiche, diritto, immaginari nella storia, a cura di Simona Feci e Laura Schettini, VIELLA 2024

Nonostante i tentativi di cancellare dalla storia le pratiche di autodifesa che le donne hanno messo in atto, e si sono tramandate, in contrasto alla violenza maschile, queste non sono andate perdute. Nel volume curato da Simona Feci e Laura Schettini vengono infatti riprese e raccontate esperienze di anni e paesi diversi grazie ai contributi di storich3, filosof3, sociologh3, e giurist3. Non è un caso però che queste non facciano parte di un patrimonio di conoscenze collettivo: raccontare le donne come inermi e indifese, rappresentarle solo come vittime, rafforza l’idea che quella violenza sia inevitabile e che nulla si possa contro di essa.
Le esperienze raccolte si sono dispiegate nelle palestre, nelle strade, nei
tribunali: ci sono le palestre di jujitsu in cui le suffragette si allenavano a
reagire alla violenza dei poliziotti, le manifestazioni “riprendiamoci la
notte” diffusesi tra gli anni ‘70 e ‘80, i processi a porte aperte, le
opere letterarie e le performance artistiche, perché anche la creazione di un
immaginario comune contribuisce allo smontare lo stereotipo imperante che ci
vuole fragili e sottomesse. Viene inoltre proposta una riflessione sulle norme
che sanciscono quali siano le condizioni in cui lo Stato riconosce la legittima
difesa, rinunciando a punire chi commette un atto illecito. Le stesse norme che però di fatto non riconoscono e di conseguenza non tutelano le peculiarità in cui solitamente agiscono le donne che si trovano in relazioni abusanti.
“Se qualcosa non è mai accaduto, se non esiste neanche nei sogni, difficilmente è pensato e immaginato come possibile e realizzabile”, scrivono Feci e Schettini nell’introduzione del volume; diffondere le pratiche di resistenza e autodifesa rimosse dalla storia diventa dunque uno strumento necessario per far fronte alla cultura dello stupro e alla violenza imperante.
Consigliato da Marta della Casa delle donne di Parma