Isola di Lesbo, Grecia, 28 ottobre 2015: un barcone di legno con più di 300 persone a bordo si rovescia al largo dell’isola di Lesbo. Muoiono 43 persone tra cui tutti i membri della famiglia di Rezwana: suo padre Naseer, sua madre Fatima, sua sorella Negin, 11 anni, suo fratello Hadith, 5 anni e la piccola Mehrumah di 14 mesi. Si salva solo lei, “orfana alle porte dell’Europa”. Ha 13 anni, viene dall’Afganistan e soltanto la sua “mamma greca” Katia (terza famiglia affidataria) riesce a darle l’amore e la serenità di cui ha bisogno. Ma lei vorrebbe esaudire il desiderio di suo padre e raggiungere una prozia in Svezia. Ci arriva nel 2018 ritrovando lì la voglia di vivere, di studiare, di stare con gli amici. Ma, quando compie 18 anni, viene rispedita in Grecia. Il Sistema di Dublino, che regola il diritto di asilo in Europa, prevede che ogni richiesta d’asilo debba essere esaminata da un solo Stato membro e cioè gestita dal primo paese di arrivo.
Mariangela Paone, reporter specializzata in informazione internazionale, in queste pagine ha scelto di raccontare la storia di Rezwana Sekandari, mettendo insieme le testimonianze di tutti quei “fili invisibili” (cooperanti, famiglie affidatarie, giornalisti e fotografi) che erano presenti al momento del naufragio e che sono diventati punti di riferimento per Rezwana e, per Paone, importanti fonti d’informazione per il suo reportage. L’intento non è solo quello di raccontare la terribile esperienza di una singola persona ma diventa un invito a riflettere sul percorso emotivo e psicologico di tutti coloro che non hanno neanche una tomba su cui piangere i propri familiari dispersi in mare e sulle assurde leggi sul diritto d’asilo in Europa.

Consigliato da Giovanna della Casa delle donne di Parma