Oltre 100 persone, partecipando alla Passeggiata Rumorosa che si è tenuta a Piacenza nella serata di giovedì 18 giugno, hanno deciso di rompere il silenzio di fronte alla violenza di genere. A organizzarla sono stati i collettivi R-Esisto, collettivo transfemminista, Contro Tendenza e Coro e Cooperativa Infrangibile, con la partecipazione della Casa delle Donne di Parma.



Abusi svelati
La necessità della manifestazione nasce dai diversi episodi di abuso sessuale che si sono consumati tra le mura dell’ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza. Le denunce di una dottoressa contro l’abuser Emanuele Michieletti (ex primario di Radiologia) hanno scoperchiato il muro di silenzio e omertà in cui, impunito, il medico operava da anni. Come ha detto Elisabetta Salvini, la presidente della Casa delle donne di Parma nel suo intervento, la violenza di genere non è mai privata: è sistemica, ma non per questo ci trova inermi: insieme possiamo fare tanto, e lo abbiamo dimostrato creando una rete di sorellanza tra Parma e Piacenza. Anche a Piacenza infatti abbiamo colto l’occasione di ricordare gli abusi sessuali perpetrati da un noto regista del Teatro Due: un’altra storia di violenze di cui tutti erano a conoscenza, ma che sono state taciute per anni.
Riprendiamoci la notte
Il concentramento è partito da Piazzale delle Crociate e la passeggiata è stata accompagnata dacanti, cori, interventi e balli. Non è nemmeno caso che la protesta si sia svolta di sera: come avevamo già fatto a Parma a maggio con il Centro Antiviolenza di Parma e la Murga l’Oka di Reggio Emilia con la. camminata “Il nostro corpo la nostra festa”, abbiamo sentito la necessità di riappropriarci della notte e della nostra città con le nostre voci e i nostri corpi creando Sorellanza.
E non è nemmeno un caso che tra i luoghi attraversati dal corteo ci fosse il parcheggio dell’ospedale, dove ripetutamente, alla fine dei turni serali, infermiere e dottoresse sono state avvicinate e molestate verbalmente- e non solo – da sconosciuti. Essere lì, con i nostri corpi e le nostre voci, ha significato ribadire chele strade libere le fanno le donne che le attraversano, perché nessuna si salva da sola, ma insieme possiamo contrastare la violenza, smettendo di considerarci fortunate quando ne siamo vittime, come vorrebbe la Ministra Roccella.


Se toccano una, rispondiamo tuttə
Il corteo di giovedì è stato un’ulteriore occasione per ribadire che degli strumenti di contrasto alla violenza di genere sono possibili e necessari: sono l’educazione sessuo-affettiva, l’abitudine al consenso, il fare rumore in un mondo che ci vorrebbe docili e silenti, fare rete in un sistema che isola e marginalizza chi si trova in una situazione di fragilità. Non è giusto che le violenze che nascono da una cultura diffusa che normalizza lo stupro e la sopraffazione vengano trattate come vicende private di cui parlare sommessamente e che riguardano poche sfortunate.
Parlare di violenza è ancora, purtroppo, necessario: non possiamo permettere che gli abuser continuino ad agire certi della propria impunità, e non possiamo permettere che le surviver si trovino da sole ad affrontare il trauma. Insieme possiamo fare da cassa di risonanza per chi ha appena trovato il coraggio di fare sentire la propria voce e trovare la forza che a volte ci manca negli occhi e nelle mani delle donne che ci circondano.
