TÁR di Todd Field

Titolo di uno dei film più divisivi della passata stagione, Tár è anche il nome di una direttrice d’orchestra dotata di enorme talento e carisma, e di un lato dark in cui albergano una smisurata ambizione, una propensione all’abuso di potere e una totale mancanza di empatia.
Nel privato condivide la vita con un’altra donna e con una figlia. Un personaggio controverso, reso magnificamente da Cate Blanchett, da molte interpretato come l’ennesimo processo di “mascolinizzazione” di una donna di potere.
Tra le tante critiche, quella della musicista statunitense Marin Alsop che ha dichiarato al Sunday Times di essersi sentita offesa dal film “in quanto donna, in quanto direttrice d’orchestra e in quanto lesbica”. Come se, per paradosso, qualunque donna che abbia figli dovesse sentirsi offesa, ”in quanto madre”, dal personaggio di Medea.
Dobbiamo forse credere che appartenere ad un genere, ad una “tipologia” di individuo o, peggio ancora, ad una categoria di minoranza, ci metta automaticamente al riparo dalla possibilità di non essere belle persone? E ancora, questa tendenza alla categorizzazione degli esseri umani e delle loro vite, in base ad un pensiero politicamente corretto sempre più uniformante, lavora veramente a favore dei nostri diritti?
In uno dei dialoghi più rivelatori del film, ad uno studente che afferma di non prendere in considerazione Bach in quanto bianco, cisgender e misogino, Lydia Tár risponde: “Il narcisismo delle piccole differenze conduce al più noioso dei conformismi”.
Una geniale lettura di quella “cancel culture” che spesso, nella sua foga riparatoria, crea un’allarmante omologazione del pensiero.
Lydia Tár non è una brava persona e nessuno ci chiede di amarla. Quello che chiede il film è guardare negli occhi il potere in quanto tale. E osservare come il suo uso distorto e manipolatorio porti alla distruzione delle persone. In questo caso anche di chi lo esercita, a dispetto del suo indiscutibile fascino.
Consigliato da Stefania amica della Casa delle donne di Parma

La Casa delle donne di Parma sarà presente a SOLIDALIA

SOLIDALIA.Festa dell’economia solidale, in particolar modo ci troverete coinvolte in queste inizitive:
📌Sabato 10 giugno ore 10-12.30
Lo stato dei diritti nella moda dieci anni dopo il Rana Plaza
incontro con Deborah Lucchetti (Coop Fair), Isabella La Fata (DESParma – Distretto di Economia Solidale ), Irene La Fata (Casa delle donne Parma)
📌Sabato 10 giugno ore 18-20
SWAP PARTY Ri-Vestiti insieme a noi
per il programma completo e tutte le info : https://www.solidalia.org/

RAGAZZE ELETTRICHE -The Power

Tratta dall’omonimo libro di Naomi Aldermann, la serie si sviluppa in un non meglio precisato mondo distopico nel quale le donne scoprono di possedere il controllo e il potere grazie ad una strana e preoccupante mutazione genetica. Riescono infatti a dominare l’elettricità attraverso una sorta di valvola collocata a livello delle clavicole. Nella prima stagione sono adolescenti di tutto il mondo ad avere la facoltà di produrre queste letali scariche elettriche. Un’elettricità in grado di ribaltare l’equilibrio del potere prestabilito e che dà loro modo di fuggire da situazioni di sottomissione, violenza sessuale, misoginia. L’intenzionale lentezza della narrazione è necessaria per descrivere le varie storie delle protagoniste, raccontate in parallelo. La serie resta per lo più fedele al libro, anche se con qualche piccolo cambiamento come l’ambientazione post Covid. Il mondo è cambiato e la rivoluzione delle adolescenti viene interpretata inizialmente come una nuova forma di pandemia. Il potere scatenato dall’elettricità rende le donne forti ma allo stesso tempo profondamente insicure. Le protagoniste sono Allie, una ragazza che si trincera dietro un mutismo provocato da un abuso; Tatiana, la moglie del premier moldavo, che non ama il suo ruolo; Roxy, la figlia illegittima e ambiziosa di un gangster londinese; infine Margot, nei panni della sindaca di Seattle che in un primo momento è legata alle logiche del potere maschile, ma che poi si ribella e combatte per le donne e per sua figlia Jos. Unico uomo protagonista è il giornalista nigeriano Tunde che si trova a raccontare il destino delle giovani attorno a lui, difendendole da un potere che corrompe tutto e tutti. La serie è girata a Londra, negli USA, in Nigeria, Arabia Saudita e Moldavia. Dal romanzo e dalla serie si comprende quanto il potere sia distopico sempre, e l’unica soluzione, l’unica utopia, sia un mondo basato sull’uguaglianza, sulla tolleranza e cooperazione.
Consigliato da Patrizia della Casa delle donne di Parma

RE SISTER calling

Hai tra i 15 e i 20 anni?
Vorresti imparare come si fa un podcast o un video?
Sei interessatə ai temi femministi?
👉questi percorsi GRATUITI fanno al caso tuo!
p.s. gli esiti saranno presentati al festival femminista Re/Sister dal 15 al 17 settembre in città!
in collaborazione con Officina Arti Audiovisive EDU e Comune di Parma

GERTRUDE STEIN E LA GENERAZIONE PERDUTA

Valentina Grande e Eva Rossetti, già autrici di “Feminist Art”, fanno una nuova incursione nel mondo dell’arte per presentare ad un pubblico più vasto Gertrude Stein, importante intellettuale della prima metà del Novecento.
Nata nel 1874 in Pennsylvania da una ricca famiglia ebrea di origine tedesca, Stein, affascinata dalla cultura europea e con velleità artistiche, nel 1907 si trasferisce con il fratello Leo a Parigi. Qui, in Rue de Fleurus 27, ogni sabato sera, insieme alla compagna Alice B. Toklas, riceve nel suo salotto i più interessanti artisti dell’epoca: Henri Matisse, Ezra Pound, Pablo Picasso, Sherwood Anderson, Ernest Hemingway, Georges Braque, la generazione diventata adulta durante la prima guerra mondiale e da lei definita perduta. “Noi, generazione infranta dalla guerra, corrotti dalla disillusione, come potevamo dimenticare l’estasi delle sere a casa Stein” fa dire Valentina Grande a uno dei personaggi, raccontando così anche dell’influsso positivo che lei aveva su di loro: collezionando quadri o confrontandosi sulla scrittura come con Hemingway che le sottoponeva i testi, preoccupato di quello che avrebbe potuto scrivere sul suo conto. Un giudizio molto autorevole il suo che però non ha avuto il giusto riconoscimento. Tutti loro sono diventati famosi, non altrettanto lei che pure è stata in quel momento “anello di congiunzione tra arte e letteratura, fra America e Francia durante le Avanguardie del Novecento, tra passioni personali e questioni di genere”.
Solo una musa, un anfitrione? O una donna libera in grado di perseguire le proprie passioni facendo scelte non convenzionali? Il libro, con le belle illustrazioni di Eva Rossetti fedeli all’estetica del tempo, dà alcune risposte.
Consigliato da Letizia della Casa delle donne di Parma

LA BASTARDA DELLA CAROLINA

Questo libro è stato bandito dalle scuole americane per un certo periodo di tempo perché molto violento. Stephen King e sua moglie hanno fatto una campagna perché il libro venisse nuovamente inserito nelle biblioteche scolastiche e hanno pagato di tasca propria l’acquisto di un gran numero di copie da regalare alle scuole. La violenza viene descritta con pudore, ma è un pugno nello stomaco proprio per questo. Lo si deve leggere per poter ben comprendere quali sono le scie profonde che la violenza può lasciare in un soggetto abusato. Non sono solo le cicatrici o le ossa rotte a far male, ma anche l’idea di averlo meritato. Come se al mondo qualcuno potesse avere il diritto di trattare un’altra persona come se fosse un pupazzo rotto. Bone è una ragazza sveglia, una di quelle etichettate come “bastarda”, una dura, che vive circondata da una grande famiglia nella campagna della Carolina. Trascorre la sua vita in mezzo alle donne, innamorate, indaffarate, non è da sola. Intorno a lei c’è amore. Ma non basta per difenderla dagli assalti di un uomo che la rende complice delle sue violenze. Bone tace, e impedisce a chi le sta intorno di difenderla. E’ questo il motivo per il quale troppe volte le violenze sulle donne sfociano in tragedia: è quel silenzio che rende complici. Bone prova odio nei confronti del suo assalitore, ma non vuole parlare, perché si vergogna di quello che le sta accadendo. Sente in qualche modo di meritarlo. Non esistono il bene e il male, il bianco e il nero: esistono infinite sfumature di grigio, che vanno interpretate, comprese, condivise. Questo è il motivo per cui questo libro non va censurato, perché i ragazzi devono sapere che esiste un lato oscuro in ogni cosa e non si può far finta di non vederlo.
Consigliato da Patrizia della Casa delle donne di Parma

DOPPIO TAGLIO

Testo di Cristina Gamberi, adattamento di Marina Senesi, regia di Lucia Vasini , musiche originali di Tanita Tikaram, voci fuori campo di Filippo Solibello e Marco Ardemagni

Doppio Taglio è uno spettacolo di narrazione, recuperabile su Raiplay, che affronta la tematica della violenza contro le donne, distinguendosi per la scelta di uno sguardo trasversale: non il racconto della vittima, né quello di un testimone, né quello del carnefice ma la decostruzione dell’impianto lessicale e iconografico degli articoli presenti su giornali e web. Questi meccanismi comunicativi, che agiscono sotto traccia, sono in grado di plasmare la nostra percezione del fatto, diventando così un’arma a doppio taglio.

“Cercando di mettere il focus sul meccanismo utilizzato dai media, spiego dove lo vedo applicato tutte le volte, ovvero nell’iconografia della vittima, la donna è sempre rappresentata attraverso una soggettiva, come se l’aggressore fosse di fronte a lei, ma, allo stesso tempo, dietro una macchina fotografica, quindi noi lettori o spettatori, in modo inconsapevole adottiamo la prospettiva dell’assassino”.

Marina Senesi è un’attrice-autrice che si è sempre distinta per la capacità di fondere in un’unica cifra la forza dell’impegno e il gioco dell’ironia. Cristina Gamberi è ricercatrice e saggista, ideatrice di percorsi formativi nelle scuole sull’educazione al genere. Dal loro incontro è nata l’idea di riadattare per il palcoscenico una ricerca accademica, analizzando e decostruendo il lessico comunicativo usato nella diffusione delle notizie. Il tutto elaborato in una narrazione semplice ed immediata, capace di coinvolgere e sorprendere.
Consigliato da Giovanna della Casa delle Donne di Parma

DAI NOSTRI CORPI SOTTO ATTACCO. ABORTO E POLITICA

La libertà di scelta e l’autodeterminazione delle donne sono state fortemente messe in discussione in questi anni, in Europa e nel mondo. La possibilità per le donne di interrompere la gravidanza, messa nuovamente sotto attacco da una serie di politiche conservatrici attuate in diversi stati sul piano legale, sociale e culturale, torna ad essere una questione cruciale. Ed è di questo che si parla nel saggio del 2018 curato da Caterina Botti e Ilaria Boiano, coevo del famoso congresso sulla famiglia tenutosi a Verona, esempio politico di quello che le destre oggi stanno portando avanti. Il volume, con il prezioso contributo di filosofe, avvocate, antropologhe, ricercatrici universitarie – che firmano gli “articoli” che compongono la pubblicazione – si propone come riflessione sulle esperienze maturate in Italia e in altri paesi nella cornice di un dibattito politico, giuridico e filosofico più articolato, che si interroga sui modi di rappresentare la questione dell’aborto, la soggettività e l’autodeterminazione femminile. Il volume si divide in due parti. Nella prima “L’aborto tra politica, diritto ed etica” si ripercorre il cammino dall’istanza di depenalizzazione dell’aborto, alla legge 194 (“compromesso tra autonomia della donna e controllo statale”), agli ostacoli nella sua applicazione (obiezione di coscienza), al rischio del ritorno all’aborto clandestino, all’attacco dei pro-life e alla discussione sullo statuto del feto/embrione. La seconda parte “Le pratiche politiche delle donne in tema di aborto, salute sessuale e riproduttiva” è dedicata invece al protagonismo politico femminista in Irlanda, Polonia, Spagna, Brasile, Argentina e Cile dove, attraverso forme di resistenza e sperimentazione inedite, le donne hanno posto un freno a riforme reazionarie e sono state aperte brecce nell’ordinamento per la regolamentazione dell’aborto.
Consigliato da Betta della Casa delle donne di Parma

GLI UOMINI MI SPIEGANO LE COSE

«Io credo che la nostra comprensione della misoginia e della violenza contro le donne migliorerebbe alquanto se considerassimo l’abuso di potere come un’unica realtà, invece di trattare la violenza domestica come cosa distinta dallo stupro, dall’omicidio, dalle molestie e dalle intimidazioni, sul web, a casa, sul luogo di lavoro e per strada: visto nel suo complesso, lo schema è chiaro».
Il libro è una raccolta di articoli scritti tra il 2008 e il 2014. Il filo conduttore è la sopraffazione maschile in ambito economico, politico, giuridico e sociale.
L’autrice analizza alcune notizie di cronaca dimostrando che gli atti di violenza non sono “casi straordinari” ma la punta dell’iceberg di un problema culturale, strutturale e sistemico.
Il termine mansplaining è nato dopo la pubblicazione di questo testo e indica l’atteggiamento paternalista, presuntuoso e saccente con cui si tende a invalidare l’esperienza e la professionalità delle donne.
Il costante invito al silenzio, citando Solnit, “Per noi è un addestramento all’insicurezza e all’autolimitazione, mentre gli uomini tengono in esercizio la propria immotivata tracotanza”. La svalutazione che sperimentiamo quotidianamente non è attribuibile a delle lacune personali ma il risultato di secolari discriminazioni di genere.
Il mansplaining si inserisce all’interno di un fenomeno complesso che riguarda il diritto di parlare, di essere ascoltate, di esistere e di vedersi riconosciute in possesso di verità.
La nostra credibilità, nella vita pubblica e privata, è profondamente compromessa, seppur questo e molti altri atteggiamenti prevaricatori siano socialmente accettati.
Il femminismo è il tentativo di decostruire una mentalità radicata nella maggior parte delle culture del mondo, nelle famiglie e nelle istituzioni.
Consigliato da Denise della Casa delle Donne di Parma

ATTENZIONE! Il convegno è RINVIATO a data da destinarsi

Da sempre l’aborto è stato considerato un affare di donne costrette a farlo nella clandestinità , affidandosi a un fai da te solidale fra “sorelle” o gestito da mammane sprezzanti mettendo a repentaglio la propria vita. Oggi, benchè legalizzato in quasi tutto l’occidente, non potendo essere ignorato è sotto attacco perché sotto attacco sono le donne e i loro corpi :ne sono una drammatica testimonianza il n. sempre più alto di femminicidi ,violenze e sorprusi tali da essere ormai considerati una emergenza sociale

Una emergenza frutto di una cultura patriarcale difficile da estirpare (benché in crisi di identità ) che non riconosce le donne come soggetti etici e quindi responsabili delle proprie azioni capaci di scegliere e di autodeterminarsi