COMMANDO CULOTTE di Mirion Malle – Ed. L’Orma – 2021 – [Graphic Novel]

Commando Culotte è un modo intelligente di utilizzare i fumetti per scardinare il sessismo del cinema e delle serie tv. Attraverso la spiccata ironia di Mirion Malle ci si rende conto che il solo rilassarsi davanti a una commedia romantica o fare una scorpacciata di episodi di “Game of Thrones” può rivelarsi un’occasione per scoprire i luoghi comuni che infestano i nostri schermi e distorcono le nostre vite. Basta pensare a come sono rappresentate le donne e la cultura dello stupro nelle super produzioni. Capitolo dopo capitolo, si narra una nuova pagina di femminismo contemporaneo con armi semplici ma vere: solidarietà femminile, inclusività e uno sguardo libero e sfrontato. È un fumetto molto curato nei dettagli, gli argomenti sono ben studiati e documentati. I temi sono seri ma l’autrice li espone in maniera ironica alleggerendo di molto la lettura. Viene fatta un’accurata analisi dei film e delle serie TV, mostrando in modo semplice i danni dei messaggi trasmessi dai media. L’analisi di film e altri media televisivi si avvale del punto di vista del genere. Mirion Malle (1992) è una fumettista e illustratrice femminista francese, specializzata in sociologia e studi femministi a Montréal, dove oggi vive e lavora. Con l’omonimo blog Commando Culotte ha reso disponibile a un vasto pubblico le sue implacabili analisi dei pregiudizi e delle discriminazioni di genere nella cultura pop.
Consigliato da Patrizia della Casa delle donne di Parma

Karen Blixen: sogno di una notte africana di Elizabeth Kapnist (2018) – Raiplay – Documentario

“Dopo 17 anni lascia il Kenya, perdendo il suo paradiso, perdendo una libertà conquistata a caro prezzo, perdendo l’uomo che ha amato anche se è stato maestro di abbandoni. Sa di essere sola, malata, in rovina ed emotivamente distrutta…non sa ancora che l’attende una nuova vita fatta di letteratura; non sa che sta per diventare una scrittrice, una Scheherazade scandinava”.
Inizia così il documentario dedicato a Karen Blixen, nata Dinesen a Rungsted in Danimarca nel 1885, in una famiglia borghese di ufficiali e proprietari terrieri. Al padre, che la porta con sé nelle lunghe passeggiate nei boschi e le insegna a non temere il mondo, deve lo stretto legame con la natura nonché il sostegno al suo desiderio di libertà e alla propensione a immaginare e raccontare storie. Alla madre che prese in mano le redini della famiglia dopo la morte precoce del marito, deve invece l’accompagnamento nello studio, il finanziamento dell’avventura africana e l’accoglienza al suo rientro dopo la vendita della fattoria comprata insieme al cugino, il barone Bror Blixen, sposato nel 1913. Karen ama molto l’Africa e ama di un affetto ricambiato le popolazioni indigene con cui gestisce la fattoria. “I nativi sono il mio più grande interesse…sono entrati nella mia vita come una risposta ad una chiamata dal profondo e ai miei sogni di bambina…non avrei mai creduto che si potessero amare altri paesi quanto il proprio” scrive.
Danimarca, Kenya, una vita straordinaria ma non priva di contraddizioni. Del colonialismo condivide i privilegi, diventare baronessa le permette di frequentare l’aristocrazia inglese della colonia e questo le piace; non disdegna la caccia (le foto di lei sorridente con il fucile e i leoni morti ai suoi piedi sono inquietanti), né il fatto di essere considerata come una specie di regina. Tutto questo però ad un certo punto finisce. E allora, come ricomporsi quando la vita va in pezzi? Come ha sempre fatto, “un giorno alla volta, senza speranza e senza disperazione”.
Consigliato da Letizia della Casa delle donne di Parma

LA MALNATA di Beatrice Salvioni (Einaudi, 2023) [LIBRO]

Il libro d’esordio di Beatrice Salvioni è ambientato nell’Italia fascista degli anni ‘30, dove le famiglie rispondono all’insensatezza della guerra chiudendosi in loro stesse e diventando a loro volta trincee di assensi silenziosi e covi di stereotipi di genere.
A fare la resistenza sono due bambine, che si attraggono per il loro magnetico senso critico e la puerile quanto salvifica forza d’immaginazione.
A turno, si insegnano la rivoluzione mettendo in discussione i rapporti tra i sessi, quelli all’interno delle loro famiglie e le relazioni nel paese. E questa battaglia condivisa diventa il loro legame di sangue. Che si sostituisce a quello famigliare perché riguarda non solo il sé, ma anche il mondo.
Durante la lettura, l’amicizia di Francesca e Maddalena diventa un termometro per misurare la profondità dei nostri rapporti.
Consigliato da Martina della Casa delle Donne di Parma

TRA DUE MONDI – Film di Emmanuel Carrère (2021)

Il film è tratto dal libro inchiesta del 2010 “Le quai de Ouistreham” di Florence Aubenas, giornalista di Le Monde.i
Marianne è un’affermata scrittrice. Vuole “rendere visibili gli invisibili” e scrivere un libro che denunci la situazione lavorativa precaria e la realtà alienante e disumana in cui vivono lavoratori e lavoratrici francesi. Decide, quindi, di calarsi nei panni di una donna disoccupata, in cerca di lavoro presso l’ufficio di collocamento di Ouistreham, piccolo paese portuale nel nord della Francia da cui partono i traghetti per Portsmouth. Qui trova lavoro come addetta delle pulizie proprio sul traghetto che attraversa la Manica. Giorno dopo giorno condivide la sua vita con chi deve accettare questo tipo di lavoro senza difese sindacali, senza sussidi e col timore di essere licenziati da un momento all’altro. Riesce a portare la finzione fino in fondo, vivendo con profonda sincerità i rapporti d’amicizia che nascono tra colleghe. Si lega soprattutto a Christèle, madre single e dal carattere forte.
Ma, quando, all’uscita del libro, le colleghe scopriranno la verità, alcune lavoratrici le saranno grate per aver denunciato il sistema, altre, in particolare Christèle, le rimprovereranno di appartenere a un mondo altro, troppo lontano dal loro.
Sicuramente un film di denuncia sociale ma anche una riflessione su quanto la finzione sia eticamente lecita o meno.

Consigliato da Giovanna della Casa delle Donne di Parma

VELATA. Hijab, sport e autodeterminazione di Giorgia Bernardini, Edizioni Capovolte 2022

Lo sport visto attraverso le storie di donne musulmane con una carriera sportiva eccezionale: Ramla Ali, Khalida Popal, Asma Elbadawi e Hasnaa Bouyij. Donne che hanno rotto il tetto di cristallo, lottando per coniugare sport e religione, cultura e passione. Molte atlete musulmane si battono per l’autodeterminazione e per non dover scegliere tra velo e pratica agonistica. Dal basket al pugilato, dal calcio al rugby, non si tratta di vicende isolate, ma di storie di atlete diventate attiviste e punti di riferimento per le bambine di domani. Le immagini delle sportive mostrate in tv e sulla carta patinata sono di donne muscolose e senza trucco con indumenti che mettono in risalto il loro corpo atletico. Cosa accade alle donne musulmane che secondo la loro cultura, tradizione e credo religioso sono considerate rispettabili solo se seguono i criteri della modestia nel comportamento e nell’abbigliamento? Quali sono le difficoltà che devono affrontare nello sport, governato da regolamenti che, per lo più, vietano l’utilizzo dell’hijab durante le competizioni? Questo libro è un punto di partenza per una riflessione che coinvolge quasi tre milioni di persone musulmane che vivono in Italia. Una popolazione che, per motivi diversificati, ha difficoltà ad accedere ai livelli più elevati dello sport. La prefazione della ricercatrice e sociologa Sumaya Abdel Qader impreziosisce il racconto. Indossare l’hijab è un elemento che posiziona chiaramente le bambine e le donne musulmane nel discorso religioso e politico svelandone in un colpo solo caratteristiche pubbliche e private. La scrittrice mostra come le donne sono capaci di contrastare, con le proprie scelte, le dinamiche razziste e la cultura egemonica dominante. Un libro consigliato ad adolescenti e adulti.
Consigliato da Patrizia della Casa delle donne di Parma

UN DETTAGLIO MINORE di Adania Shibli, La nave di Teseo 2021

“In un deserto infuocato e senza luoghi in cui nascondersi, il Neghev, una giovane beduina nell’estate del 1949 viene catturata, stuprata, uccisa e sepolta nella sabbia da un manipolo di soldati israeliani. Intorno c’è caldo e silenzio e tanta tanta siccità. Venticinque anni dopo una giovane di Ramallah (probabilmente l’autrice stessa) cerca ostinatamente i dettagli di questo atroce misfatto. Questa ragazza è nata il giorno stesso di quel brutale episodio e per lei investigare è diventata un’ossessione. L’autrice sviluppa magistralmente le due narrazioni. La prima è quella dell’efferato omicidio, portato a termine senza un perché (lo si può confondere col caldo torrido del deserto). La seconda narrazione, più febbrile, racconta l’ossessione della ricerca del perché e del percome sia avvenuto l’omicidio ed evoca, in trasparenza, un presente che non può prescindere da ciò che è stato. Leggere questo libro è faticoso per la ridondanza dei suoi passaggi ma va letto per conoscere com’è la vita nella Palestina occupata e per capire quanto sia difficile riunire i frammenti di una narrazione che è rimasta nelle pieghe della storia. Adania Shibli avrebbe dovuto ricevere un premio alla fiera del libro che si è svolta a Francoforte nell’ottobre del 2023 ma la cerimonia è saltata a causa di Hamas e Israele. Quando abbiamo smesso di saper distinguere i piani?

Consigliato da Lina della Casa delle donne di Parma

PAOLA AGOSTI, il mondo in uno scatto di Claudia Pampinella (2022) [DOCUMENTARIO] -Raiplay-

‘Riprendiamoci la vita. Immagini del movimento delle donne’ è un importante libro fotografico sul femminismo degli anni ’70. Autrice di quelle immagini è Paola Agosti, la protagonista del bel documentario che Claudia Pampinella ha sceneggiato e diretto con l’intenzione di valorizzare l’opera di una delle grandi fotografe del ‘900 italiano. Nata a Torino nel ’47 in una famiglia borghese e antifascista – il padre magistrato e dirigente di Giustizia e Libertà, la madre traduttrice di Jane Austen, Henry James e George Eliot – diciannovenne decide di andare a Parigi, la città cosmopolita in cui matura il suo interesse per il mondo e la decisione di diventare fotografa. È l’editore Savelli a chiederle, negli anni caldi della protesta femminista, di documentare il movimento delle donne. Non è una militante, ma l’essere donna le consente di osservare il movimento dall’interno. Grazie a questa vicinanza molti dei suoi scatti faranno la storia. La collaborazione ventennale con ‘Noi donne’ completa il suo rapporto con il femminismo. Torino, Parigi, infine Roma, a cui sono legate due donne importanti della sua vita: Augusta Conchiglia, giornalista e fotografa che le insegna il mestiere, e Caterina, la ‘custode del tempio’, che prendendosi cura di lei e della casa, le permette di dedicarsi pienamente al suo lavoro. Un lavoro che dal 1969 in poi la porta nel Cile di Allende, negli Stati Uniti della controcultura, alla Conferenza di Tunisi dei Paesi non allineati, nel Portogallo della rivoluzione dei garofani, nel Sudafrica dell’apartheid. E poi in giro per l’Italia a documentare le lotte sindacali e politiche, senza dimenticarsi della sua terra, il Piemonte, di cui racconta la fine della civiltà contadina, ‘il mondo dei vinti’, e l’emigrazione verso l’Argentina. Una carriera ricchissima, raccolta in un libro autobiografico dedicato al suo ‘lungo viaggio’ e in un archivio curato in prima persona, luogo di memoria e testimonianza, per lei ‘il valore ultimo della fotografia’.
Consigliato da Letizia della Casa delle donne di Parma

UNA STORIA DELLE DONNE IN 100 OGGETTI di Annabelle Hirsch (ed. Corbaccio, 2023) [LIBRI]

“Con ‘Una storia delle donne in 100 oggetti’ desidero condurre il lettore attraverso il passato come lungo un corridoio all’interno del quale, ogni tanto, apro una porta qua e là, prelevo un reperto da uno scaffale, ne metto in luce un aspetto o narro una storia.”
L’originale libro della Hirsch vuole creare, con una selezione assolutamente soggettiva, un universo fatto di donne e degli oggetti a esse appartenuti, un percorso al femminile nei secoli corredato da immagini e descrizioni: la statua di Hatshepsut (1479-1458 a.C.) ci racconta la storia della figlia di Thutmose I che, per questioni dinastiche, resse il regno d’Egitto per vent’anni. La statua la rappresenta donna (il seno) e uomo (la testa e il copricapo). La corona di monaca (XII sec.) che Ildegarda di Bingen faceva indossare alle sue consorelle andando contro le regole dell’epoca che le voleva col capo rasato. La machine (XVIII sec.) manichino ostetrico usato dalla signora du Cordray per istruire le levatrici dei villaggi. E ancora la copertina di “Le nouvel observateur”, manifesto delle 343 sgualdrine (5 aprile 1971) che ha spinto alla legalizzazione dell’aborto in Francia; “La donna rasata di Chartres”, fotografia di Robert Capa del 1944 che ritrae una delle migliaia di collaborazioniste, madre di una bambina avuta da un soldato tedesco. L’oggetto sicuramente più toccante è “La sacca di Ashley” (1852/1921) che racconta l’aspetto più tragico del commercio degli schiavi negli Stati Uniti: la divisione delle famiglie e, in particolar modo, la separazione delle madri dai propri figli.
“Questa mia storia delle donne non è né completa né definitiva e nemmeno si prefigge di esserlo. Vuole soprattutto solleticare il desiderio di continuare a rovistare, di prelevare altri oggetti dai ripiani della storia.”
Annabelle Hirsch lavora come giornalista per Frankfurter Allgemeine e altre riviste.
Consigliato da Giovanna della Casa delle Donne di Parma

Sono PIENA! Il podcast che alza la voce (2023) di Dalila Bagnuli [PODCAST] disponibile anche su Youtube

Sono PIENA! è un podcast che restituisce centralità a tutti quei corpi che sono stati invisibilizzati e marginalizzati dalla società.
Body Positivity nella sua vera essenza promuove l’amore verso il proprio corpo a prescindere dalle norme sociali o dai canoni di bellezza vigenti. Ma è un concetto spesso strumentalizzato, a partire dai brand e dall’industria della moda che, facendo leva sul senso di inadeguatezza, generano insicurezze per poi venderne la risoluzione.
L’accettazione di tutti i corpi dovrebbe essere una base solida su cui poggiare la lotta contro ogni tipo di violenza ma all’interno del sistema capitalista subisce un progressivo svuotamento politico.
La grassofobia interiorizzata si manifesta in numerosi atti di ostilità fino a diventare il motore di discriminazioni sistemiche.
La battaglia per la liberazione, secondo il movimento della fat acceptance, deve comprendere tuttə. È necessario partire dalla decostruzione del proprio sguardo, riflettere sulla radice delle ingiustizie, comprendere i vari livelli di oppressione e innescare un discorso collettivo che adotti un approccio realmente intersezionale.
Il diritto all’autodeterminazione è importante ma senza un ripensamento delle dinamiche di potere rimane puro individualismo. La razzializzazione e l’ipersessualizzazione delle persone nere, l’infantilizzazione delle persone con disabilità, lo stigma delle mestruazioni e molto altro…
È un podcast che rivendica la narrazione del proprio corpo e che riconosce l’importanza della rappresentazione di tutte le soggettività senza stereotipi o pregiudizi.
E tu di cosa sei piena?
Consigliato da Denise della Casa delle Donne di Parma

AMORE, SESSO E ALTRE COSE COSÌ (2022) di Fiore Manni e Elena Peduzzi. Ed. Rizzoli [Letteratura per l’adolescienza]

Sabrina legge un annuncio in bacheca e non può credere ai suoi occhi: la preside ha cancellato le lezioni di educazione sessuale dal programma. Proprio ora che a scuola tuttɜ sembrano impazzitɜ per l’argomento e nessuno sa più come si sveglierà domani, che emozioni proverà, qual è il confine tra amicizia e amore. Lei e i suoi amici, Frida, Enea e Kristos, hanno un’idea geniale. Raccolgono di nascosto i dubbi imbarazzanti degli studenti su questioni di amore, sesso e altre cose così e, grazie all’aiuto di professioniste, fondano un giornale clandestino che si propone di dare le risposte di cui hanno bisogno. Come si gestisce la prima cotta? Perché il corpo cambia, e come bisogna prendersene cura? Che cos’è il movimento LGBT+? Perché è importante saper dire di no? Questi argomenti saranno tutti affrontati, e molto altro si leggerà tra le pagine del loro giornalino (e di questo libro). Il risultato è un libro ben fatto, dolce e ironico. Indicato per ragazzi e ragazze dai 10 anni in su, descrive tutto quello che riguarda sessualità, amore e i diversi orientamenti e identità, con un approccio educativo sempre delicato e attento nei confronti delle vulnerabilità e della confusione tipica di quell’età. Le autrici, Fiore Manni ed Elena Peduzzi, ci regalano un libro metà romanzo e metà manuale, indispensabile per sopravvivere a quell’uragano di emozioni e domande che prima o poi travolge tuttɜ. Con la consulenza di un’urologa, una ginecologa e una psicologa.
Consigliato da Patrizia della Casa delle Donne

NO! Ancora una morte, ancora una narrazione sbagliata

La morte di Silvana Bagatta, uccisa con un colpo di fucile da suo marito, il 15 maggio, nella nostra città, non è una tragedia privata, ma un femminicidio.

Silvana Bagatta è, purtroppo, l’ennesima dimostrazione di quanto, in relazioni distorte e patologiche, il “possesso” possa portare un marito ad arrogarsi il diritto di prendere la vita della propria moglie. E allo stesso tempo è segno di quanto sia difficile misurarsi oggi con la malattia. Di quanto le strutture sociosanitarie e la società più in generale lascino i caregiver e tutte le persone che si prendono cura di qualcunƏ in una solitudine disperata.

Un problema sociale immenso di cui la politica non si assume il carico e di cui si parla troppo poco e quando se ne parla, lo si fa male. La morte di Silvana Bagatta, infatti, ci è stata raccontata in un modo sbagliato. Perché parlare di “gesto d’amore” o di “pietà” in casi simili è inaccettabile. Così come sono inaccettabili l’assunzione del punto di vista dell’omicida e le illazioni sullo stato di salute della vittima.

La narrazione del “gesto d’amore”, non fa che riprodurre l’idea atavica e consolidata che la cura sia “roba” da donne, capaci, in silenzio, di assumersi il carico indicibile del dolore dell’accudimento. Una capacità che pare non poter appartenere in uguale misura agli uomini. Dalle donne ci si aspetta il “naturale” sacrificio di sé nella cura dell’altrƏ, l’uomo invece, può compiere scelte diverse tra cui ricorrere al “delitto di pietà”. È evidente come siamo sempre e ancora dentro dinamiche di un potere maschile e un dovere femminile che devono essere scardinate.

Tanto più che i numeri parlano chiaro e ci dicono che la vicenda di Silvana Bagatta non è solo privatamente tragica, ma sintomatica di una cultura che ha la tendenza a negare che le morti come la sua siano da considerarsi femminicidi attribuibili ad una cultura patriarcale.

Inoltre, costruire articoli sulla dinamica, aggiungendo dettagli per particolarizzarla significa anche scegliere di inchiodarla alla dimensione privata per sottrarla al dibattito politico.

Per questo la Casa delle Donne si oppone alla narrazione di alcuni articoli usciti in questi giorni in merito al femminicidio di Silvana Bagatta, perché le parole sono politiche e sceglierle vuol dire schierarsi a favore o contro la riproduzione di stereotipi che sono alla base della violenza stessa.

E significa anche scegliere di non volerla cambiare.